La crisi climatica e ambientale è un tema sempre più attuale, ma con radici profonde.


Lo scorso 22 aprile è stato il cinquantesimo anniversario della “Giornata della Terra”; una ricorrenza internazionale sulla sostenibilità e sulla salvaguardia dell’ambiente, che ci ha ricordato i disastri ambientali degli ultimi decenni e la necessità di attuare una rivoluzione ecologica per salvare il genere umano da drammatiche conseguenze.

“La creatura che si è rintanata sotto il letto, non è reale. Ma, per sicurezza, mentre io dormo, sto bene attento a tenere i piedi coperti, cosicché essa, se dovesse esistere, non riuscirà ad afferrarmi e a trascinarmi con sé nel baratro del male”.

Così scriveva nel 1970 Stephen King, anticipando una profezia che, nel 2014, fece dire ad un altro scrittore: “Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro, come polvere che si alza dalle macerie” (David Quammen, L’evoluzione delle pandemie, Adelphi, 2014, passim).

Siamo l’ultima generazione che può fermare la crisi climatica. Servono misure urgenti (Greenpeace).

La catena alimentare di un ecosistema è un meccanismo perfetto che crea un equilibrio tra i vari organismi che vi abitano, sia animali sia vegetali, i quali si trovano inseriti in un contesto di simbiosi che lega la terra al sole e che trasforma l’energia termica in energia chimica. Ogni qualvolta questa catena viene spezzata, questo bilanciamento armonico si perde e gli effetti che ne discendono non sono sempre prevedibili.

Gli scienziati hanno ipotizzato che alle origini del male pandemico Covid 19 che stiamo vivendo – e delle tante altre epidemie che abbiamo già conosciuto: Sars, Mers, antrace, febbre gialla, influenza aviaria, i prioni della “mucca pazza”, Ebola, HIV – vi sia proprio l’alterazione artificiosa dei biosistemi provocata dall’azione umana. Germi patogeni che vivono innocui all’interno di una specie, quando “migrano” in un’altra possono trasformarsi in pericolosi aggressori. Quando il “salto della specie” (spillover) si perfeziona con il passaggio al genere umano, abbiamo raggiunto il momento di genesi di una nuova epidemia destinata a colpirci e avverso la quale il nostro sistema immunitario non ha ancora sviluppato delle difese.

Vettori di tipo ambientale e alimentare propagano i virus che, raggiunta la specie umana, vi si adattano. Colera e peste ne sono un triste ricordo.

La distruzione delle foreste, l’ingresso dell’uomo in spazi incontaminati, il contatto in cattività tra specie diverse che vivevano in precedenza separate, la caccia, il commercio, la macellazione (bushmeat) di animali selvatici, sradicati dai loro luoghi originari, presenta una correlazione diretta con la pandemia da coronavirus che stiamo vivendo in queste ultime settimane.

Esiste una correlazione diretta tra epidemie virali e distruzione degli habitat naturali.

Non possiamo pensare di vivere sani in un pianeta avvelenato. Ecco una casistica, redatta da WWF e Greenpeace, degli impatti nocivi che l’azione umana produce sugli ecosistemi naturali.

  • Cambiamenti climatici. Siccità, variazioni nel regime delle piogge, eventi estremi sono cause di degrado e di distruzione degli ecosistemi. Quella di quest’anno è la primavera più secca degli ultimi 60 anni; mancano all’appello, in Italia, il 60%delle precipitazioni (fonte: Ansa); il 2019 è stato l’anno più caldo in Europa; 2 gradi in più rispetto alla seconda metà dello scorso secolo (fonte: UE Copernicus).

  • Megafires. Incendi di grandi dimensioni non lasciano agli alberi il tempo di rigenerarsi. Nella regione mediterranea, il 96% degli incendi sono di origine umana. Essi provocano tra il 12% e il 20% delle emissioni di gas serra, causa del riscaldamento globale. In totale, 1 miliardo di animali morti in tutto il mondo nei roghi delle fiamme. In Australia, gli incendi boschivi hanno distrutto 12 milioni di ettari di vegetazione. In Amazzonia, è stato perso più del 17% della superficie forestale.

  • Deforestazione e frammentazione delle foreste primarie. Le foreste rappresentano uno scrigno prezioso, preservano la biodiversità e sono il nostro antivirus naturale contro le infezi